Mattei Group: l’internazionalizzazione nel DNA

Usa e Cina: mercati diversi ma in crescita

Dall’estremo Oriente all’Occidente: Mattei Group ha una fitta rete di filiali e siti produttivi, dalla Cina al Nord America, perché “l’internazionalizzazione è una delle nostre caratteristiche identitarie”, spiega Giulio Contaldi, CEO del gruppo. “Quando abbiamo avviato l’attività coni compressori a palette, avevamo un partner industriale in Gran Bretagna. Noi esportavamo nel Regno Unito compressori di grandi dimensioni ed importavamo quelli di dimensioni più piccole da loro. Quando questa partnership è terminata, avevamo maturato l’esperienza indispensabile per presentarci in modo indipendente sui mercati esteri. Negli anni '80 abbiamo aperto la nostra filiale negli USA, poi tra gli anni '90 e i 2000 in Francia, Germania e nel 2007in Cina. Oggi il 90% del nostro fatturato proviene dall’estero, il 10% in Italia.”

 

L’internazionalizzazione è senza dubbio un driver di crescita essenziale, che richiede significativi investimenti: “Ogni mercato ha caratteristiche differenti e diverse barriere di accesso. L’ingresso in un nuovo mercato è solo il primo passo, la presenza poi va stabilizzata e occorre conquistare quote di mercato in un segmento che è piuttosto stabile, il che è un vantaggio quando hai acquisito le quote, ma rappresenta una difficoltà in più all’ingresso.”

Negli Stati Uniti, il Gruppo Mattei ha aperto uno stabilimento a Baltimora che è molto più di una semplice linea di assemblaggio: è diventato un sito operativo di alto valore, che serve sia i clienti di compressori standard che quelli di prodotti personalizzati (ad esempio, ferroviari). Un vantaggio competitivo, anche se non ci ha protetto completamente dai dazi doganali, che fortunatamente ora si sono stabilizzati. L'incertezza sui dazi aveva rallentato le decisioni di investimento", spiega Contaldi. "Il nostro obiettivo, supportato da un nuovo team di vendita e da una nuova organizzazione di assistenza, è quello di raddoppiare il nostro business". Un obiettivo ambizioso e impegnativo. "In America, anche la distanza geografica è un fattore importante. Per i prodotti industriali è gestibile, ma per le soluzioni personalizzate è essenziale essere vicini allo stabilimento in cui le attrezzature saranno utilizzate".

 

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Una condizione che si è verificata letteralmente all’altrocapo del mondo. “Sì. In Cina abbiamo realizzato il nostro stabilimento sulla costa est, dove c’è una grande densità industriale. Qui, infatti, il 100% del nostro mercato è rappresentato da prodotti custom su veicoli, nel settore rail e gas. Qui lo sviluppo tecnologico è molto veloce, più veloce di quello europeo. E mentre il mercato europeo è invaso da prodotti a basso costo, il mercato cinese richiede prodotti customizzati, in cui il contenuto tecnologico, l’affidabilità e l’assistenza sono elementi premianti.”

 

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